Fisioterapia

LESIONE DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE

Lesione del legamento crociato anteriore

01 LUGLIO 2020

Lesione del legamento crociato anteriore




Il legamento crociato anteriore (LCA) è un’importante struttura del ginocchio e viene così definito perché si incrocia al centro dell’articolazione con il legamento crociato posteriore.
Stabilizza il ginocchio in senso antero-posteriore, mantenendo l’allineamento tra le superfici articolari, impedisce lo spostamento anteriore della tibia e le rotazioni di quest’ultima rispetto al femore e, infine, svolge una funzione propriocettiva, ovvero le terminazioni nervose presenti all’interno del legamento provvedono ai cambiamenti di postura del ginocchio.

Nella maggior parte dei casi, la lesione avviene in seguito a forti sollecitazioni meccaniche: traumi distorsivi diretti o indiretti, che generano una rotazione forzata o un’eccessiva estensione del ginocchio, possono determinare la rottura parziale o completa del LCA.
Alcuni tipi di sport, come lo sci, il calcio e la pallacanestro, così come alcuni terreni di gioco (quello sintetico, ad esempio), possono favorire i meccanismi traumatici sopracitati. Tale lesione, quindi, è tipica dei soggetti giovani e attivi, ma può avvenire anche in seguito a incidenti stradali e colpire una fascia di età più ampia.
La rottura del LCA è spesso associata a lesioni di altre strutture adiacenti, come i legamenti collaterali o i menischi; a questo proposito, si ricordi la cosiddetta “Triade Infausta”, che vede coinvolte le lesioni del LCA, del legamento collaterale mediale e del menisco mediale.

I sintomi principali sono il dolore (subito molto intenso) e il gonfiore, che aumentano con il movimento e sotto carico, e la sensazione di instabilità/cedimento, che comporta difficoltà a camminare e a praticare sport. Questi sono di entità differente in base al tipo di lesione: se quest’ultima è completa, presenta un’instabilità articolare significativa, con un’importante perdita funzionale.

La diagnosi si avvale dell’esame obiettivo dell’articolazione, attraverso l’osservazione, la palpazione e l’esecuzione di manovre cliniche specifiche (Test di Lachman, Test del “cassetto anteriore” e il Jerk Test), che testano la lassità legamentosa (legamenti con tensione inferiore alla norma) e, di conseguenza, la possibile presenza di lesioni del LCA. Per completare la diagnosi vengono eseguite la risonanza magnetica del ginocchio, che risulta essere l’esame strumentale più utile, e la radiografia, che rileva la presenza di eventuali fratture.

La terapia può essere conservativa o chirurgica; la scelta considera l’età del soggetto, la presenza di instabilità e di eventuali fratture associate, la debolezza della muscolatura quadricipitale e il grado di attività sportiva.

Il trattamento conservativo, praticato raramente, viene scelto perlopiù per i soggetti anziani e sedentari e in presenza di lesione parziale. Si avvale del recupero dei muscoli quadricipite (estensore del ginocchio) e ischiocrurali (flessori), abbinato a riposo articolare, astensione dalla pratica sportiva, terapia farmacologica e applicazione di ghiaccio.

Nella maggior parte dei casi, se i soggetti sono giovani e sportivi e la lesione è completa, viene indicato il trattamento chirurgico. L’intervento (legamento-plastica) viene eseguito in artroscopia, procedura mini-invasiva usata molto frequentemente e finalizzata alla ricostruzione del legamento leso con tendini prelevati dal soggetto stesso (innesto autologo), che sono il tendine rotuleo (che connette rotula con tibia), i tendini dei muscoli gracile e semitendinoso (dietro al ginocchio) o quadricipite (davanti) o, più raramente, prelevato da un donatore di organi (trapianto). Si ricorre molto spesso alla risoluzione chirurgica anche perché il LCA, non essendo vascolarizzato, non guarisce spontaneamente.

Gli obiettivi della riabilitazione prevedono il recupero dell’articolarità e della forza muscolare e il ripristino della stabilità e della propriocezione del ginocchio, che, se ben perseguiti attraverso lo svolgimento di esercizi specifici, permettono un ritorno completo all’attività pre-lesionale.
La fisioterapia, di primaria importanza fin dalla fase pre-operatoria, si avvale di:
1. mobilizzazione passiva e attiva del ginocchio e delle articolazioni limitrofe e mobilizzazioni multidirezionali della rotula. Risulta fondamentale recuperare l’estensione completa del ginocchio, lavorando fin dai primi giorni post-operatori;
2. trattamento della cicatrice, una volta rimossi i punti di sutura (a 15 giorni dall’intervento);
3. rinforzo muscolare dei muscoli quadricipite e ischiocrurali, svolgendo progressivamente esercizi isometrici, isotonici, isocinetici e infine pliometrici (salti, vari tipi di corsa, cambi di direzione) e sport-specifici. A queste attività si associano l’elettrostimolazione del quadricipite, iniziata subito dopo l’intervento, e il nuoto terapeutico, intrapreso dopo la rimozione dei punti di sutura. Molto efficaci risultano essere anche i training con la cyclette e il tapis roulant. È bene ricordare che bisogna eseguire prima esercizi in catena cinetica chiusa (il piede rimane a contatto con la superficie d’appoggio), che proteggono l’innesto (squat e leg press, ad esempio), e, in un secondo momento, in catena cinetica aperta (il piede si muove nello spazio; leg extension e leg curl, ad esempio);
4. attività propriocettiva in stazione eretta, utilizzando superfici instabili (tavolette e dischi propriocettivi), effettuando gli esercizi prima in appoggio bipodalico e poi monopodalico ed eliminando l’input visivo.

In generale, la deambulazione inizia subito e avviene, per i primi 10-15 giorni, con il carico parziale, utilizzando le stampelle e un tutore bloccato in estensione e, poi, con il carico completo, abbandonando gradualmente gli ausili. Il recupero completo richiede indicativamente 3 mesi, periodo in cui è possibile tornare a correre in piano; a 6 mesi dall’intervento si può ritornare a praticare sport.


 

Francesca Pellò, Dott.ssa in Fisioterapia