Aerobica

Intervista a Patricia Olivieri

06 FEBBRAIO 2020

INTERVISTA A PATRICIA OLIVIERI

Il Fitness incomincia ad avere una storia relativamente lunga per cui vi sono generazioni di appassionati e professionisti nati decenni dopo che questo fenomeno ebbe inizio, per molti di loro è  sconosciuto quanto realmente è stato fatto nel passato, cosa e chi ha permesso di arrivare oggi una così grande varietà di programmi e soluzioni.
Questa che segue è la prima di una serie di interviste da me pensate per raccontare la storia di chi  ha visto con i proprio occhi il nascere del Fitness e ha contribuito al suo sviluppo. Patricia Sawchuk Olivieri – Canadese di origine Ucraina, nata a Toronto il 24 febbraio, 1947  in Italia dal 1966 e dal 1981 attiva nel mondo del fitness.

I. Ciao Pat –   la prima domanda è forse scontata ma d’obbligo:  quando il fitness è entrato nella tua vita e come?

P. L’anno era il 1981 e tutto accadde a Rochester,  in Minnesota

I.

I. Tu sei Canadese di origine Ucraina e poi trasferita in Italia. Cosa ci facevi negli USA in quagli anni?

P. Seguivo il mio l’allora marito che lavorava per la IBM.

I. Ok, ecco spiegato il tuo cognome che per tutti noi che ti abbiamo conosciuto anni fa era solo “Olivieri”

P. Molto più semplice da pronunciare di Sawchuk!!

I. Torniamo a Rochester nel 1981 cosa ti portò ad avvicinarti al Fitness?

P. Provai una lezione di Aerobic Dance e me ne innamorai!! Credo vi sia da precisare una cosa: oggi il termine “aerobic dance” si usa per indicare lezioni di aerobica in cui si esegue una coreografia ma in realtà è il nome di un vero e proprio programma creato da Jacki Sorensentra il 1968, anno in cui lo studioso Kenneth H Cooper coniò il termine “aerobics”, ed il 1969.
Era , anzi è perché esiste ancora, basato su brevi coreografie perfettamente costruite su singoli brani musicali, un programma che permette a tutti di ballare, allenarsi e divertirsi, cosa analoga che venne fatta da Judy Sheppard  Missetnel 1969, ed oggi continua in qualche modo replicata da programmi come la Zumba e diversi programmi di Les Milles.

I. Questo è stato il tuo inizio come appassionata e come allieva, quando passasti dall’altra parte con il ruolo di insegnante?

P. Un anno dopo aver iniziato a praticare Aerobic Dance,  la direttrice della scuola dove frequentavo le lezioni, vedendo in me qualità e passioni sufficienti,  mi spinse a fare il corso per diventare insegnante. Era il 1982 e stavo per tornare in Italia,ed appena rientrata, affittai la palestrina comunale e  feci partire i primi corsi di “Vera Aerobic Dance” a Merate in provincia di Lecco.  Fu un grande successo!

I.  La tua carriera ebbe un ulteriore sviluppo dall’insegnare Aerobic Dance nella palestra comunale di Merate:  quali furono le tappe?

P. Nel 1986 la Progetti  International di Perugia, la stessa società che nel 1989 lancio il Festival del Fitness in Italia, aveva iniziato ad organizzare eventi focalizzati sul fitness e l’aerobica invitando personaggi e famosi insegnanti dagli Stati Uniti.  Uno dei primi  tra questi eventi fu quello in cui venne invitata Tamilee Webb con il suo programma appena lanciato Rubber Bands.  Io decisi di partecipare e visto il mio essere di madrelingua inglese,  ebbi modo di dare supporto all’organizzazione per la traduzione, e da li nacque una collaborazione che mi portò a conoscere e rimanere in contatto con molti dei grandi nomi dell’aerobica di quei tempi come Patrick Godeau, Andre Houle e molti altri tra cui anche Marine Jahan , la vera performer delle scene di ballo di Alex ,il personaggio di Flashdance interpretato da Jennifer Beals, arrivata a Roma per lanciare il programma di L.I.A. Low Impact Aerobics, sponsorizzato dal distributor di Reebok in Italia.

I. Come ebbe inizio la tua avventura con Reebok?

P. Tutto ebbe inizio nel 1989 quando divenni consulente per la FIA (Federazione Italiana Aerobica) organizzazione che portò per prima l’aerobica competitiva in Italia, tra il 1989 ed il 1990 Reebok divenne filiale internazionale e decise di sponsorizzare questa organizzazione ed i campionati di aerobica, alcuni tra i campioni delle gare ottennero così la possibilità di andare a seguire il primo corso del neonato Step in Inghilterra nel febbraio di 1991.  Tra questi c’erano Max Masotti e Giuseppe Orizzonte che divennero poi negli anni a seguire due delle colonne portanti di Reebok University.  L’allora Presidente della FIA Claudio Grosso,  mi chiese di accompagnare i ragazzi al corso in Inghilterra e di partecipare a mia volta, così feci e divenni a tutti gli effetti parte del primo team Italiano di Step Reebok.

I. Quando iniziasti però realmente a sviluppare il progetto fitness con Reebok?

P. Nel 1991 Reebok mi propose di diventare Consulente per sviluppare il Fitness in Italia  e nel 1992, mi assunsero come Fitness Manager per seguire   l’inizio ufficiale di Reebok University che continuò poi per i 12 anni a seguire.

I. Quindi nel 2004 si conclude la tua avventura con questo brand?

P. Nel  2004 le alte sfere di Reebok decidono di spostare energie ed investimenti in altri settori, lasciando indietro totalmente il Fitness, cosa che ancora oggi ritengo essere stata un grosso errore di strategia, probabilmente uno dei più grandi di questo brand abbia mai fatto. Con questa decisione,  terminò anche il mio rapporto lavorativo.
Era leader nel settore del fitness allora e che ci ha messo più di dieci anni a decidere di ritornare sui suoi pass e rimettersi al top, cosa che sta succedendo in questo momento.   Reebok University cessò di esistere, ma i programmi che sono stati sviluppati in quel decenne, rimangono tutt’oggi i migliori che ci siano mai stati.

I. Quali credi siano state le tappe più importanti per il Fitness in Italia che tu hai vissuto direttamente?

P. Sono convinta che la maggior parte siano state determinate dai vari progetti e programmi di Reebok University , tutti innovativi e con studi, ricerche e docenti di alto livello che li supportavano.  Un momento unico nel suo genere è accaduto nella estate del 1992 quando Reebok decise di presentare lo Step  in un modo diverso, facendolo provare tutti  gratuitamente presso lo stand alla Fiera del Fitness allora alla sua terza edizione.  Prima di allora non era mai stata fatta una cosa del genere e non solo in Italia ma nel mondo, e nacque quell’anno a Rimini l’attuale modello di Fiera dedicata al fitness con attività e lezioni gratuite presentate nei vari stand.

I. Gli anni di Rebook University corrispondono ad un momento di fervore in cui si andava sviluppando la figura dell’istruttore di corsi musicali, quanti ne organizzavate?

P. All’attivo vi erano 13 Mater Trainer che lavoravano praticamente tutti i week end, e la maggior parte dei corsi durava due giorni ed offriva un kit istruttore che comprendeva tra le altre cose anche un paio di scarpe, un volume di lavoro davvero notevole anche in termini organizzativi, tanto che ad un certo punto,  fu necessario per Reebok cercare una gestione esterna, e fu tramite lo spirito imprenditoriale di alcuni tra i Master Trainer che si presero carico di sviluppare una società ad hoc che tutto proseguì.

I. Come vedi il fitness attuale?

P. Oggi a mio parere il mondo dei corsi collettivi di fitness si muove seguendo il sentiero tracciato da programmi e soluzioni preimpostati, molti dei quali pre-coreografati, che portano gli istruttori ad essere più dei performer che altro.  In passato per poter insegnare era necessario imparare e fare propri tutti gli aspetti relativi alla lezione che si andava a presentare:   fisiologia, biomeccanica, struttura della lezione, metodologia e didattica, uso della musica, etc,  etc. Si ponevano quindi delle basi che permettevano realmente di creare delle lezioni da zero, e questo è anche dimostrato da quanti programmi originali ed innovativi vennero creati in quegli anni ed in quelli futuri da coloro che furono prima di tutto allievi. Oggi vedo da parte degli istruttori una più spiccata necessità di fare parte di qualcosa di più grande di loro, di fare tribù e vestire un marchio, cosa che purtroppo sovente fanno esclusivamente acquistando una maglietta con stampato sopra un logo. Manca un pochino il desiderio di impegnarsi a fondo per  imparare da…zero.  I programmi precoreografati sono un “quick fix” e gli aspiranti istruttori vengono abbagliati da un “marketing” pazzesco.

I.  Cosa ti piace e/o ti diverte delle proposte attuali?

P. Sono felice di vedere l’avvicinarsi dei due mondi, quello degli istruttori della sala pesi e sala corsi, tramite i vari programmi di allenamento funzionale come ad esempio il CrossFit ed il Bootcamp, forse nello specifico in queste tipologie di proposte ci dovrebbe esserci un po’ più di attenzione ad applicare il concetto di progressione e regressione per realmente permettere a tutti di praticare in sicurezza, ma le trovo estremamente interessanti. Mi divertono moltissimo le  corse  gare che comprendono ostacoli  e prove che stanno nascendo e spopolando negli ultimi due anni come ad esempio la Spartan Race, sempre sponsorizzata da Reebok alla quale ho partecipato con un gruppo di clienti ed istruttori del Sport Resort di Curno. Io ho soltanto guardato e fatto il tifo, ma loro sono stati bravissimi!!

I. Qual è oggi il tuo impegno nel mondo del fitness? P. Continuo ad insegnare con dedizione e grande passioni lezioni di fitness musicali nel Centro Sportivo Comunale di Merate e come Consulente,  mi occupo della formazione dei nuovi istruttori presso i Centri Sportpiù di Bergamo, gestiti da Alberto Gamba.

I. Credo di poter dire a nome di tutti coloro che leggeranno questa intervista, GRAZIE di cuore Pat per averci dedicato il tuo tempo ed fatto fare un viaggio in 32 anni di fitness vissuti con grande passione!

P. Grazie a te, Igor per questa opportunità di fare un piccolo passo nel passato. Chiunque volesse ulteriori dettagli o semplicemente di “chiacchierare” sarei felice di sentire neo istruttori appassionati che vorrebbero intraprendere questa “vocazione”: il fitness non è un semplice lavoro!