Fisioterapia

LE DISTORSIONI DI CAVIGLIA

Le distorsioni di caviglia

31 MAGGIO 2020

Le distorsioni di caviglia



La distorsione, in generale, è la perdita momentanea ed incompleta dei rapporti articolari fra due o più capi ossei dovuta ad un movimento anomalo e brusco di torsione e rotazione. Nel caso in questione, le ossa interessate sono la parte distale di tibia e perone e l’astragalo che insieme formano l’articolazione tibio-tarsica.

La distorsione tibio-tarsica è uno dei traumi distorsivi più frequenti, sia durante l’attività sportiva che nella vita quotidiana: il motivo di questa frequenza va ricercato nella configurazione anatomica di quest’articolazione su cui pesa l’intero peso corporeo ed i movimenti che essa può compiere.

L’articolazione tibio-tarsica presenta molti legamenti utili a stabilizzarla sia nella parte laterale che nella parte mediale; durante i traumi distorsivi sono le strutture che si lesionano più facilmente, ma anche tendini, cartilagine ed ossa possono essere coinvolti. Lateralmente sono presenti il legamento peroneo astragalico anteriore, il legamento peroneo calcaneare e il peroneo astragalico posteriore, mentre internamente il legamento deltoideo, formato da 4 fasci, il legamento tibio navicolare, il tibioastragalico anteriore, il tibio calcaneare ed il tibio astragalico posteriore. Vi sono anche due legamenti posti tra tibia e perone chiamati tibio peroneale anteriore e posteriore, molto utili durante il movimento di quest’articolazione.

L’articolazione tibio tarsica compie i movimenti di flesso-estensione, di prono-supinazione e di inversione (il piede ruota internamente rispetto alla caviglia) ed eversione (il piede ruota esternamente) e sono proprio gli ultimi due citati che, se troppo accentuati, provocano una distorsione.

Il trauma distorsivo in inversione è il più frequente ed accade quando il piede ruota verso l’interno con la pianta rivolta verso l’altro piede; le strutture legamentose che potrebbero subire un danno sono quelle laterali in questo caso.
Esiste una classificazione clinica utile a comprendere meglio i traumi in inversione e le lesioni associate ad esso:

- Nel primo grado è interessato il legamento peroneo astragalico anteriore, il soggetto presenta una lieve tumefazione, dolorabilità ed ecchimosi, con articolazione stabile e capacità di carico completa o lievemente ridotta.

- Nel secondo grado i legamenti interessati sono il peroneo astragalico anteriore ed il peroneo calcaneare, il soggetto presenta tumefazione ed ecchimosi moderata con dolorabilità alla digitopressione e lieve instabilità che rende possibile la deambulazione con stampelle.

- Nel terzo grado tutto il compartimento legamentoso esterno è interessato, la dolorabilità alla digitopressione è alta così come tumefazione ed ecchimosi e l’instabilità è grave. Il soggetto non può caricare peso sull’articolazione.

Molto più rari sono i traumi distorsivi in eversione poiché tale movimento generalmente è bloccato dal perone. Questo tipo di lesione avviene spesso a seguito di un trauma ad alta energia che può portare, nella maggior parte dei casi, alla frattura dell’epifisi distale del perone oppure, nel caso in cui l’osso rimanga integro, a lesioni dei legamenti interni. Talvolta possono essere interessati anche i legamenti tibio peroneali e, nel caso in cui le forze di eversione vengano trasmesse lungo il perone, può generarsi una frattura del perone, detta frattura di Maisonneuve) a livello della sua testa, appena sotto il ginocchio.

La diagnosi in entrambi i casi è prevalentemente clinica con l’ausilio di test specifici per valutare l’integrità legamentosa; quando, a causa del gonfiore e del dolore, la valutazione è difficilmente realizzabile si immobilizza l’articolazione per qualche giorno per poi valutarla in modo più preciso. Per escludere la presenza di lesioni ossee è opportuno utilizzare una radiografia, così come è utile, per verificare l’integrità dei tessuti molli un’ecografia o una risonanza magnetica.

Il trattamento varia a seconda della gravità e della compromissione dei tessuti: in caso di lesioni importanti quali le fratture la chirurgia è la strada più percorribile, ma nella maggior parte dei casi un iter riabilitativo conservativo è efficace. Il trattamento conservativo si basa sul riposo, l’utilizzo del ghiaccio e l’elevazione dell’arto interessato al fine di velocizzare e migliorare il riassorbimento dell’edema con il supporto di farmaci antiinfiammatori e, se necessario, di terapie fisiche quali ultrasioni, laser, TENS e Tecarterapia. Per favorire il riposo può essere utile bloccare l’articolazione mediante un bendaggio.

Per il recupero completo della funzionalità articolare superata la fase acuta è necessario un piano riabilitativo poiché questo tipo di problematica può portare ad un’instabilità cronica dell’articolazione e a frequenti recidive. Nella fase post-acuta è importante recuperare il tono ed il trofismo muscolare persi a seguito dell’infortunio mediante il rinforzo di tutta la muscolatura della zona interessata sia a secco che in acqua coadiuvati da esercizi di stretching per tutti i muscoli dell’arto inferiore. Superata questa fase è molto importante la riabilitazione propriocettiva mediante l’utilizzo di tavolette propriocettive ed esercizi specifici con lo scopo di ridurre al minimo la recidiva. In caso di soggetto sportivo è importante rieducarlo al gesto specifico dell’attività che pratica mediante esercizi specifici per rendere possibile il suo ritorno allo sport in condizioni di sicurezza.




Stefano Nizza, Dottore in Fisioterapia